Il caso media della vicenda Meredith

Cosa ha inciso sulla rappresentazione mediatica dell’omicidio di Meredith Kercher? E come i mezzi di informazione hanno suggestionato l’opinione pubblica di tre diverse nazioni? A questi interrogativi si è cercato di rispondere ieri, 21 aprile, nel corso del dibattito Il caso media nella vicenda Meredith, organizzato presso il Centro Servizi G. Alessi alle ore 19.

Ospiti dell’incontro sono stati tre giornalisti che hanno seguito con particolare attenzione la vicenda: Massimo Mapelli, di La7, moderatore del dibattito; la freelance statunitense Andrea Vogt, corrispondente in Italia del Seattle Post-Intelligencer (oggi presente sono in versione online: seattlepi.com) e Barbie Nadeau, corrispondente per Newsweek e autrice del libro Angel Face, dedicato alla controversa figura di Amanda Knox.

Dopo il primo grado di giudizio per l’omicidio di Meredith Kercher, avvenuto il primo novembre 2007 mentre la studentessa inglese era in Erasmus a Perugia, sono stati condannati tre giovani di diversa nazionalità: l’ivoriano Rudy Guede, l’italiano Raffaele Sollecito e una studentessa di Seattle, Amanda Knox. È su di lei che i media si sono concentrati con particolare intensità, schierandosi tra innocentisti -stampa statunitense- e colpevolisti -stampa inglese-, scavando nella sua vita privata con una sollecitudine molto più prossima al gossip che al diritto d’informazione, e costruendo un “personaggio”, vittima o carnefice a seconda del punto di vista.

All’inizio dell’incontro Massimo Mapelli ha mostrato un estratto del suo documentario curato per La7: un racconto che delinea chi erano le due studentesse, al di là del silenzio dei media sulla vita di Meredith Kercher e degli stereotipi creati su Amanda Knox. Da questo punto di partenza, le due giornaliste americane sono state invitate a esprimere le loro valutazioni su diversi temi.

Si è discusso delle ricadute politiche del caso, che ha visto la Senatrice democratica Mary Cantwell esprimere dubbi sull’efficienza del sistema giudiziario italiano; del processo che si è sviluppato sul web, parallelamente a quanto avveniva nella aule dei tribunali, con la pubblicazione online di documenti processuali particolarmente delicati; della sottile sfumatura razzista con cui è stato rappresentato dai media Rudy Guede; di come sia necessario distinguere tra i giornalisti che hanno seguito direttamente il  processo e coloro che invece ne hanno scritto da lontano, facendo ricorso a fonti indirette.

Quello che è emerso con più insistenza nel corso della discussione è un problema generale inerente alla deontologia del lavoro giornalistico: come i professionisti dell’informazione possano fare un uso corretto delle fonti e presentare un’analisi accurata dei fatti, nonostante i tempi sempre più stretti richiesti richiesti dal mondo dell’informazione.

I tre ospiti hanno infine risposto alle domande del pubblico presente in sala.

Valentina Costa

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